In ogni caso nessun ferito degno di nota.
[V.V.]"
—
Bruno Munari.
“Guardiamoci negli occhi”
Per esempio potresti farmi dire cio’ che ignoro ma che tu gia’ sai. [V.V.]"
— [crittografia di pensieri]
— Anais Nin, Diaries II 1934-1939
E’ un processo strano che non so da dove parta. Un capello, un detto, un tic. C’e’ che non ci capiamo. Portiamo avanti lunghe e interminabili conversazioni in solitaria. Come se la ragione fosse una vittoria, la lotta il pretesto migliore.
E va a finire che ho male alle orecchie dal parlarti.
Ho male alle mani dal guardarti.
Mal di gola per il troppo toccarti.
[V.V.]
E la notte si fa pesante sulle palpebre. Ti salta addosso con tutti i “se” e i “ma”. Con cio’ che avremmo voluto dirci e che rimarra’ sepolto tra i libri che abbiamo perso e le canzoni suggerite. Impigliatasi tra le promesse mai mantenute e la distanza degli intenti. Le tue disattenzioni e i miei ripensamenti. Che vorrei essere ancora al mare, a guardarti nudo dormire al mio fianco e fare foto ai nostri tuffi improbabili, ridendo inconsapevole. E invece rimango all’asciutto, ben coperta e riparata, mentre l’ultimo tram sferraglia verso casa, sicuro della strada, almeno lui. Senza titubanza alcuna, il fortunato. [V.V.]
consiglio di fine anno
Dopo lunghe osservazioni ed analisi sono giunta alla conclusione che non ci si possa fidare delle donne che usano profumi troppo dolci. Sono spesso fragili, bisognose di attenzioni e volubili. La dolcezza puo’ essere anche piacevole all’olfatto, ma sempre entro certi limiti, che una volta superati fanno sprofondare in un terreno vischioso e ammorbante. Si abbraccia lo stucchevole senza ragion d’essere. L’odore pungente di chi si nutre dell’altrui attenzione, quasi sempre per insicurezza. Quindi badate, uomini, se volete un consiglio, diffidate dei profumi troppo dolci. [V.V.]
L’uomo orchestra
Lui parla con la musica, non conosce altro linguaggio. E’ poeta di sogni, analfabeta di parole. Un giorno ti accoglie con un jazz, la sera ti addormenta con una sonata, quando ride saltano i gitani tutti. La sua malinconia veste tasti bianchi e neri, uno per pensiero. Con le dita delicate pizzica le solitudini, culla le incertezze. Quando piange tintinna il triangolo, ai suoi sospiri vibrano i violini. E’ l’uomo orchestra. Da solo produce melodie inaspettate.
Un giorno lo vidi passare. Scivolava via come un’ombra tra i rumori notturni, con la rapidita’ dell’acqua che scorre. E per un attimo infinito mi venne il desiderio di fermarlo, di parlarci. Mi avvicinai e timidamente gli chiesi “dove vai?”, lasciando le parole sospese nell’aria, afone. I suoi occhi mi guardarono per un attimo, sorridenti e giovani, e mentre socchiudeva leggermente le labbra, continuando a camminare, un piano inizio’ a risuonare, avvolgendo tutta la piazza.
E ci sono notti che nella solitudine di questa piazza vuota, ancora sento l’eco di quella musica. Le parole piu’ parlate.
[V.V.]




