Guardarsi e non riuscire a smettere. Che piu’ ti avvicini e piu’ sei bello. Lo ripetono le mie labbra e le tue mani. Toccarsi senza possibile interruzione. Annusarsi e riconoscersi. Credo che funzioni cosi’. Basta un secondo, un momento di distrazione, le distanze si assottigliano e la linea di non ritorno e’ gia’ irrimediabilmente superata. E non importa se ci si conosce da un istante, tanto non si vedono parole, rimaste impigliate tra i vestiti gettati a terra. Ti avvicini in punta di piedi, come un tornado e ridi. Mi guardi. Ed e’ cosi’ che ti lascio entrare oltre gli occhi, sotto la pelle, fin oltre il respiro, nell’incosciente calma e serenita’ di chi non teme d’essere ferito. E ti accompagno dentro di me. Presente e solido. Nel peso di un attimo che non accenna a finire. Un attimo che fino a ieri non c’era e adesso c’e’.
[V.V.]
"Un po’ commedia romantica e un po’ horror.
Che poi non e’ che ci sia una grande differenza."
— [V.V.]
Ho lasciato il mio viso sul tavolo della tua cucina, affinche’ rimanesse piu’ vicino alle tue mani dopo essermene andata. Che tu gia’ lo sapevi. Mi dicevi che sono acqua e che sono vento. Che arrestarmi e’ impossibile, fermarmi una bugia. Ci raccontavamo che una citta’ sola per entrambi non sarebbe stata sufficiente. L’esplosione inevitabile. E ora corre la voce che tu sia impegnato a impacchettare il mio viso e spedirmelo a un qualche indirizzo che non ti ho mai lasciato. Ed e’ cosi’ che mi sono ritrovata a parlare di te. Di quando non bastava mai il tempo per fare l’amore. Che non si usciva per giorni e il cibo veniva dimenticato nel frigorifero, deserto e silenzioso come Milano d’agosto. Delle risate fino alle lacrime. Eravamo felici, il resto non importava. E dei pic-nic in salotto, quando il tappeto per magia fioriva e si stappavano bottiglie. I baci a profusione, fino a consumarci le labbra, tanto che ormai baciavo i tuoi denti. Le colazioni improvvisate, e la tua faccia stranita, chi l’avrebbe mai pensato che bastasse un cornetto caldo in una busta per conquistarsi un sorriso lungo un giorno. Quando mi perdevo per venire fino a casa tua, arrivando assonnata a bussare alla tua finestra, ma non importava perche’ senza dire nulla mi spogliavi e mi sdraiavi al tuo fianco. Quando abbiamo fatto l’amore in bagno. Quando abbiamo fatto l’amore in cucina. Quando abbiamo fatto l’amore in sala, sulla porta di casa, in terrazzo, per terra e sul soffitto. Che il nostro era un amore tridimensionale, e ci sarebbe voluto uno schermo speciale per proiettarlo. [V.V.]
"Non so chi si sia fatto piu’ male, se il tuo orgoglio o le mie paure.
In ogni caso nessun ferito degno di nota.
[V.V.]"
"Verranno a chiederti del nostro amore.
tu prendi tempo e inventati una scusa.
[V.V.]"